La ricchezza delle persone

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  • Andrea Acquarone
    Junior Member

    • Feb 2011
    • 29

    #31
    Caro Denis non capisco, io non vedo nessuna icona di "gestione allegati". Se mai vado avanti fino alla settimana prossima come ho fatto finora e poi quando ci vediamo risolviamo il problema. Buona giornata!

    A. A.

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    • BMM
      Senior Member

      • Jan 2011
      • 1306

      #32
      Originariamente Scritto da Andrea Acquarone
      Caro Denis non capisco, io non vedo nessuna icona di "gestione allegati". Se mai vado avanti fino alla settimana prossima come ho fatto finora e poi quando ci vediamo risolviamo il problema. Buona giornata!

      A. A.
      Andrea, se ho capito bene Denis ti sta indicando proprio l\'inconcina col fermaglio di cui ti parlavo io e tu non la vedi perchè effettivamente non c\'è in questa sezione del forum

      o almeno io ho capito così

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      • Denis Moretto
        Administrator
        • Dec 2007
        • 3568

        #33
        Ciao ragazzi,
        ora ho capito.
        Dovete andare nel vostro pannello di controllo cliccando su ipmostazioni in alto a sinistra dove trovate il vostro nome utente come da immagine 1 e poi cliccate a sinistra su Impostazioni generali e giù verso fine pagina abilitate l\'editor avanzato come da immagine 2

        File Allegati

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        • BMM
          Senior Member

          • Jan 2011
          • 1306

          #34
          Originariamente Scritto da Denis Moretto
          Dovete andare nel vostro pannello di controllo cliccando su ipmostazioni in alto a sinistra dove trovate il vostro nome utente come da immagine 1 e poi cliccate a sinistra su Impostazioni generali e giù verso fine pagina abilitate l\'editor avanzato come da immagine 2
          l\'ho fatto ma comunque nell\'editor non appare la famosa iconcina del fermaglio, non è che il motivo si trova nel regolamento postato da Tiziano:

          "sezione "Oggi parliamo di..." si trasforma in un Blog per cui solo gli amministratori possono avviare nuove discussioni e non sarà possibile allegare nulla." ?


          ...forse tu puoi allegare perchè sei amministratore...

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          • Denis Moretto
            Administrator
            • Dec 2007
            • 3568

            #35
            ragazzi è vero....chiedo venia!
            Me ne ero dimenticato
            In questa sezione solo noi possiamo inserire immagini.
            Quindi inviatemele pure via mail e provvedo subito a pubblicarle

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            • Denis Moretto
              Administrator
              • Dec 2007
              • 3568

              #36
              Ciao Andrea ecco il documento che mi hai chiesto di pubblicare.
              File Allegati

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              • Andrea Acquarone
                Junior Member

                • Feb 2011
                • 29

                #37
                Ultimo intervento prima delle vacanze estive

                Buongiorno a tutti!

                Con l\'intervento di oggi si chiude la prima serie di interventi prima della pausa estiva. Riprenderemo la prima settimana di settembre.

                Con l\'occasione è utile tracciare un primo bilancio, senza anticipare temi che sarà bene tenere a mente il prossimo autunno, quando i discorsi si porteranno dalla storia della teoria all\'attualità. Abbiamo visto, nelle sue linee generali, il modello di First Best, e le sue caratteristiche precipuamente crematistiche. Conosciamo dunque la differenza tra economia e crematistica. Vedremo come questa ci sia di utilissimo ausilio per intendere pienamente il pensiero critico sorto negli anni 1960 e 1970 contro il modello dominante; il ché costituirà la seconda parte dei nostri interventi.

                Presenterò poi un modello interpretativo dell\'economia contemporanea (atto specialmente ad analizzare realtà di stati sviluppati come l\'Italia), che tiene conto non solo degli aspetti crematistici di un\'economia, come è gusto che sia. Essendo stato concepito nelle sue linee generali nell\'inverno 2007-2008, ho constatato che la sua capacità previsiva ha avuto una prima conferma con gli avvenimenti della crisi che proprio in quel momento cominciava, riguardo alle reazioni che tale crisi ha prodotto.

                Il modello forniva all\'epoca una lettura dei fatti economici, che io ritenevo soddisfacente, senza però proporre una via di uscita dalla situazione, giudicata perversa sulla base del modello. La buona notizia, che ha poi scaturito l\'inizio di queste discussioni, è che nel corso dell\'ultimo inverno sono riuscito, assieme ad un altro studioso, a descrivere un cammino teorico di passaggio dall\'attuale sistema ad uno successivo e preferibile. Di tale nuovissimo risultato teorico, che non è ancora apparso in nessun articolo o libro, vorrei a breve discorrere con gli amici di Playoptions; ed è per ciò che ho speso fin\'ora ( e spenderò ancora in autunno) il tempo ritenuto necessario a mettere chiunque in condizione di capire profondamente il senso del discorso. La discussione, come già detto alcune volte, ne risulterà più interessante.

                Di sfuggita, segnalo una cosa che può essere interessante anche proprio dal punto di vista crematistico (che comunque ci dà per ora da mangiare). Non riesco a trovarne traccia sul web, perchè volevo segnalarvi l\'indirizzo preciso; il fatto è che ho letto un intervista su La Stampa una settimana fa al vecchio banchiere Vonbotel, il quale sostiene, in linea con pensiero di Tiziano, che tra qualche anno (5-8 anni) è più che probabile che ci sia una nuova profondissima crisi; assai più devastante di quella attuale. Si parla di default di stati.

                Il concetto in breve è questo. La crisi attuale, nata per problemi finanziari, ha avuto ripercussioni sull\'economia reale. I problemi finanziari sono stati dichiarati risolti (il ché è più facile ad ottenersi, trattandosi, oltre un certo livello, di questioni fittizie, sempre passibili di essere rimodellate), mentre i danni di economia reale prodotti sono rimasti; anzi, iniziano adesso.
                Sistemi economici fondati sulla crescita del consumo, nel momento in cui i consumatori hanno meno denari (ancora meno per via dei piani di austerità imposti dai governi di mezza Europa), in cui la disoccupazione, specie giovanile, aumenta, finiscono per trovarsi in una crisi da eccesso di produzione, come nel 1929.
                Un conto è dichiarare risolto il problema finanziario, un conto è dire che la crisi è finita.
                La crisi, quella vera, arriverà tra poco, quando i nodi non risolti (e che l\'attuale congiuntura ci forniva una formidabile occasione per sciogliere) verranno al pettine.

                A settembre ne riparleremo con più calma.

                Una buona giornata, buona estate e buon trading a tutti!!

                A. G. Acquarone

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                • Andrea Acquarone
                  Junior Member

                  • Feb 2011
                  • 29

                  #38
                  Ripresa dei discorsi - Il modello

                  Buongiorno a tutti!

                  Con oggi riprendiamo la serie di interventi iniziata questa primavera. Avevo in programma di continuare la spiegazione delle critiche portate nel tempo al modello dominante, spiegato nei passati interventi, ma durante l\'estate ho pensato fosse meglio andare subito al nocciolo; ossia affrontare la spiegazione del modello da me proposto quasi cinque anni fa. In qualche modo, i lettori avranno già constatato come la moderna teoria economica non sia soltanto frutto della volontà di conoscere, ma anche viziata dall\'interesse a giustificare un certo modello di sviluppo. Chi volesse approfondire, potrà trovare nel secondo capitolo del libro "La Ricchezza delle Persone" una rassegna di voci critiche; una parte di esse, comunque, emergerà nelle nostre spiegazioni.

                  Dunque, pur tenendo a mente tutto quanto abbiamo appreso in questi mesi, mettiamo momentaneamente da parte quell\'approccio e concentriamoci sul seguente, che è il mio modo di vedere i fenomeni economici, e a cui dedicherò i prossimi interventi.

                  Sono solito iniziare la spiegazione con la frase: ogni fatto economico – allo stesso modo di un grande numero di altri fenomeni – può sempre essere descritto come un punto compreso nello spazio di due assi; misura, rispettivamente, dello sforzo messo in atto, “S”, e del risultato conseguito, “R” (segue la figura 1 in allegato).

                  Ai nostri fini considereremo come misura del risultato la ricchezza “W”, e l\'utilità “U”, che tra poco definiremo; a misura dello sforzo assumeremo il reddito reale, “Y”. Spieghiamo brevemente questa seconda assunzione, la quale, a prima vista, potrebbe sembrare sorprendente.

                  Si prenda in esame il PIL. Uno dei significati di questo indicatore vuole che, assumendo il pareggio della bilancia commerciale, il suo valore corrisponda al totale degli stipendi e dei guadagni realizzati in un anno in quel paese. Il PIL reale pro-capite, posto il vincolo di pareggio della bilancia commerciale, è quindi assimilabile al reddito reale medio "Y".

                  Come è lecito sapere da molti anni il Prodotto Interno Lordo non è un buon indicatore della ricchezza costruita in un periodo. Forse non lo è mai stato. E’ però vero che esso rappresenta un fondamentale metro di paragone fra le diverse economie, e per l’analisi dell\'evoluzione di una fra esse, poiché i dati vengono costruiti con sostanziale uniformità in tutti i paesi più importanti. Il punto sta nell’intendere in modo corretto cosa questa cifra debba rappresentare.

                  Per sua propria concezione, il PIL si avvicina molto alla quantità di sforzo che un’economia mette in atto annualmente – cui può corrispondere in seguito più o meno risultato – che non alla misura del risultato stesso. Un esempio rende percepibile l\'idea.
                  La cittadina di Agrigento, Sicilia meridionale, sorge a mezzacosta di un rilievo a un paio di chilometri dal mare; è esposta a Sud verso il mare, e domina una meravigliosa valle – detta Valle dei Templi per vie delle rovine greche – che si estende tra questo e la città.
                  Quando la strada statale raggiunse Agrigento gli ingegneri dell’epoca invece di raccordare il paese da lato monte optarono per la costruzione di un viadotto da alcune decine di piloni passante alle pendici del rilievo, che ha di fatto separato la cittadina dal suo guardo millenario. La cifra spesa per il ponte alimentò il PIL, così come ogni spesa pubblica.
                  Ora si consideri questo altro fatto. Nello stesso periodo in cui è stato costruito il viadotto era necessario alla cittadina di Agrigento un rinnovamento dell’acquedotto; esso arrivò in anni recenti a perdere più della metà del carico per la via, e perciò un intervento era evidentemente necessario. Immaginiamo che operare sul sistema idrico avesse un costo uguale a quello che fu necessario per il viadotto; si vedrà chiaramente che le somme spese in un modo o nell’altro incidono sul PIL in egual misura, mentre il loro risultato varia enormemente: nell’un caso razionalizzando un elemento primario nell’economia di una città, come l’acqua, nell’altro caso facendo pagare a caro prezzo, in tutti i sensi, l’inclusione di Agrigento nella rete di strade statali. In entrambi i casi l’incremento marginale del PIL, collegato all’intervento, è la misura più efficace dello sforzo messo in atto dall’economia; ciò, assumendo il pareggio della bilancia commerciale, giustifica l\'inclusione in analisi del reddito reale, “Y”, come misura della sforzo messo in atto dal cittadino medio.

                  Ora che riprenderà il ritmo di un intervento per settimana, continueremo con la spiegazione strada facendo. In tre o quattro interventi avremo delineato le fattezze del modello, e potrà nascere una discussione.

                  Buona giornata e buon trading!

                  Alla prossima.

                  Andrea Acquarone
                  File Allegati
                  Last edited by Denis Moretto; 14-09-11, 15:15.

                  Comment

                  • Andrea Acquarone
                    Junior Member

                    • Feb 2011
                    • 29

                    #39
                    Il modello: l\'equazione della ricchezza

                    Con oggi arriviamo al tema.

                    Abbiamo detto la volta scorsa che come misura dello sforzo, all\'interno del schema con cui abbiamo deciso di rappresentare l\'economia, prendiamo il reddito medio Y.
                    Ad un certo sforzo corrisponde un certo risultato; tali misure sono W, la ricchezza, e U, l\'utilità. Cominciamo dalla prima, che è fondamentale.

                    Esprimiamo la definizione della ricchezza nei termini seguenti (R1):

                    Wt = Yt + (Yt ∙ Et) + (Yt ∙ Pt) + (Yt ∙ Φt ∙ Ψt),

                    dove “Wt” rappresenta la ricchezza dell\'individuo medio nell\'anno “t”, e “Yt” indica il reddito medio pro-capite nello stesso anno.
                    Al primo termine "Yt" vanno scontate quattro variabili ulteriori: “Et” ci dice qualcosa circa la ricchezza relativa del paese indagato nell\'anno “t”; “Pt” tiene conto delle caratteristiche dello stesso in merito alla giustizia sociale, ossia, utilizzando termini neoclassici, spiega l\'equità del risultato finale.
                    Concentrandosi la nostra trattazione sulle ultime due variabili, rimandiamo all\'APPENDICE l\'analisi delle variabili “P” ed “E”; per finalità operative assumeremo pertanto che (R.2):

                    Et = 0 , Pt = 0; ∀ t,

                    così da rendere nulli il secondo ed il terzo termine dell\'equazione.

                    Emendata da quanto non pertinente col discorso che stiamo intrattenendo, l\'equazione (R.1) può essere quindi riscritta nei termini (R.3):

                    Wt = Yt + (Yt ∙ Φt ∙ Ψt),

                    il ché, in linguaggio piano, significa che la ricchezza dipende dal reddito – “Y” –, e dalle condizioni contingenti in cui detto reddito può essere tramutato in qualcosa di reale – “Φ” –, nonché dall\'importanza che l\'individuo assegna a questo aspetto – “Ψ”.
                    Assumeremo inoltre che (R.4):

                    -1 ≤ Φ ≤ 0 ; 0 ≤ Ψ ≤ 1.

                    Nel prossimo intervento approfondiremo il senso delle variabili.


                    APPENDICE
                    La variabile “E” deve tenere conto del fatto che, quand’anche il potere d’acquisto all’interno del paese fosse buono, una parte dei cittadini sempre intrattiene rapporti di scambio con l’estero, venendosi così a confrontare con la ricchezza relativa del paese, rispetto agli altri. (L’aver ipotizzato una bilancia commerciale in pareggio non significa che l\'economia non interagisce con l’esterno).
                    La povertà/ricchezza relativa del paese, in meri termini di PIL, incide sulla ricchezza delle persone nel momento in cui esse si trovano ad operare su un mercato che ha prezzi tarati per un potere d’acquisto assoluto maggiore/minore del loro. Dall’altro lato, il basso/alto livello dei prezzi interni rende vulnerabile/invulnerabile il patrimonio nazionale all’acquisizione da parte di soggetti esterni economicamente più/meno potenti.
                    Il cittadino ha quindi interesse a che il paese non perda di vista il modello competitivo di riferimento, continuando a produrre una buona quantità di ricchezza riconosciuta come tale dal mercato.
                    Si può pertanto immaginare di costruire la variabile così (A.1):

                    E = [(PILc – PILm) / PILc)] × (Importazioni c / PILc),

                    dove “PILc” è il prodotto interno lordo per abitante nel paese “c”, “PILm” è il prodotto interno lordo medio per abitante nei paesi che ricoprono il maggior peso negli scambi internazionali del paese “c”, che ne spieghino il 75%. Un esempio può aiutare a comprendere l’indicatore.
                    Ipotizziamo un reddito medio di 10.000 $ all’anno per i paesi di riferimento (quelli che spiegano il 75% degli scambi esterni del paese c), e un reddito medio di 7.000$ in c, supponendo che la sua economia sia aperta al 20% (le importazioni sono eguali alle esportazioni per l\'ipotesi della bilancia commerciale in pareggio, pari, appunto al 20% del PIL). Pertanto (A.2):

                    E = [(7.000 – 10.000) / 7.000] × 20% = – 0,0857

                    Avendo detto che il reddito “Y” è la prima determinante della ricchezza, dobbiamo partire dalla misura del reddito medio di 7.000$. Ad esso scontiamo l’indice “E” in questo modo: W = Y + Y∙E. Sostituendo coi numeri avremo, a parità di altre condizioni, (A.3):

                    W = 7.000 + ( 7.000 × −0,0857) = 6.400.

                    Come si vede il valore di “E” può assumere valori negativi o positivi a seconda della posizione relativa dell’economia. Si ricordi che il nostro modello si propone di spiegare economie mature, e non è adatto per i paesi poveri. In particolare nel momento in cui avviene (A.4):

                    [(PILc – PILm) / PILc] < 0; │[(PILc – PILm) / PILc]│ > 1 / (Importazioni c / PILc),

                    l’indice “E” prende valore negativo maggiore all’unità, e diventa assurdo.
                    Ma questo, come detto, non avviene nei sistemi che ci proponiamo di verificare.

                    Il terzo termine dell’equazione, il termine “P”, dovrebbe rappresentare la bontà delle istituzioni, l’equità sociale, o altri segnali generalmente accettati di welfare. Esso dovrebbe, ragionando in ottica neoclassica, recuperare il concetto di equità che tanto ha crucciato i fautori del First Best.
                    La discussione su questo parametro è più lunga della precedente, così che mi limiterò ad enunciarlo.
                    Di nuovo è utile porsi in ottica di confronti tra stati, dal momento che è ipotizzabile, specie nel caso di cittadini di un paese ricco, che il concetto di ricchezza sia in parte influenzato dalla situazione relativa del suo paese rispetto alle economie ad esso maggiormente legate.
                    In questo contesto si può pensare ad un indice così concepito (A.6):

                    P = (IDc – IDm) / IDm,

                    dove “IDc” è il rapporto tra il reddito medio del dieci per cento più ricco della popolazione con il reddito medio del dieci per cento più povero per il paese c; “IDm” rappresenta la media di detta misura nei paesi maggiormente legati a c, così come avveniva per il termine “E”.

                    Detto ciò per completezza di analisi, ma i discorsi si concentreranno su altri argomenti.

                    Alla prossima con la spiegazione delle variabili principali; mi scuso se per oggi sono rimaste lettera morta, ma penso sia meglio limitare la durata dei miei interventi.
                    A disposizione per ogni eventuale domanda.
                    Buona giornata e buon trading a tutti!

                    A. G. A.

                    Comment

                    • Andrea Acquarone
                      Junior Member

                      • Feb 2011
                      • 29

                      #40
                      L\'equazione della ricchezza: significato generale

                      Buongiorno a tutti!

                      Nell\'intervento precedente abbiamo enunciato l\'equazione della ricchezza, ossia la definizione di tale concetto che abbiamo ritenuto soddisfacente a fini d\'analisi. E\' chiaro che tale definizione può essere giudicata incompleta ragionando in termini generali (ad esempio, non fa menzione del possesso e della divisione dei beni capitali ad uso privato), però ugualmente, prendendo le mosse dalla definizione consueta in uso ai neoclassici, crediamo di aver specificato il concetto in modo profittevole e necessario. Vediamo ora d\'appresso il significato di tale definizione.

                      E\' utile alla bisogna partire dagli studi di un grande economista, Nicholas Georgescu-Roegen, il quale in un articolo del 1960, Economic Theory and Agrarian Economics, scrisse qualcosa di estremamente interessante.
                      Egli notava che nelle comunità di dimensione ristrette, ad esempio nelle zone rurali che stava studiando, l’utilità individuale - dai neoclassici descritta come Uh = F(Yh) - è rappresentabile nella forma (R.5):

                      Uh = F (Yh; Ys),

                      dove “Yh” è il reddito individuale, e “Ys” rappresenta “il particolare criterio con cui l’individuo considera il benessere della sua comunità” (Gowdy, J. & Mesner, S., The Evolution of Gergescu-Roegen’s Bioeconomics, “Review of Social Economy”, Vol LVI, N°2, 1998, pag.144). Ognuno può figurarsi da sé svariati esempi cui il concetto può riferirsi.

                      Viene detto ancora: “l’individuo reagisce sempre edonisticamente, ossia come desidera, ma non solo edonisticamente” (Georgescu-Roegen, N., Economic Theory and Agrarian Economics, “Oxford Economic Papers”, Febbraio, 1960, pag. 129).

                      L\'economista rilevava poi che, andandosi ad aumentare la dimensione della comunità esaminata, il termine “Ys” tende a perdere di significato – la “prolungata eclissi della variabile sociale” –, tanto da giustificare l’eliminazione dalla funzione, e ricadere nel caso descritto dai neoclassici (Ibid. pag. 131). La così detta società liquida di cui parla Z. Bauman sarebbe proprio quella dove tale parametro Ys è scomparso nella psicologia della gente.


                      Nicholas Georgescu-Roegen non diede seguito a quest\'impostazione, concentrandosi in seguito sulla relazione tra processo economico e problematica ambientale (da cui è scaturita negli anni 1970s la così detta bioeconomia). Altri hanno tentato di espandere il discorso, ma senza appoggiarsi ad una così robusta base, non essendo in genere degli economisti. Per quanto in seguito la critica roegeniana abbia regalato argomenti validi è motivando l\'eclissi della variabile sociale che egli avrebbe potuto portare una critica decisiva all\'economia politica del secondo novecento, poiché è guardando da una tale angolazione che si riesce ad individuare “quella causa di natura non economica” a cui è lecito arrestare l\'analisi, secondo la famosa regola schumpeteriana.
                      (Schumpeter scrisse: “se fra due fenomeni riusciamo a trovare un certo rapporto causale, il nostro compito è assolto quando il fenomeno che in questo rapporto ha il ruolo di causa non è di natura economica”. Schumpeter, J. A., Teoria dello Sviluppo Economico, Rizzoli, Milano, 2002, pag. 2. Il corsivo è nel testo originale).

                      Vedremo nei prossimi interventi come partendo da ciò si possa arrivare ad avere una spiegazione esaustiva dei principali fenomeni economici; in qualche modo integrando l\'osservazione di Georgescu-Roegen.

                      Quello che faremo in sostanza è scomporre la variabile "Ys" in due parti ("Φ" e "Ψ" nella nostra terminologia), per analizzare più a fondo la questione, che è effettivamente di grande rilevanza.

                      Alla prossima!

                      A. G. A.

                      Comment

                      • Andrea Acquarone
                        Junior Member

                        • Feb 2011
                        • 29

                        #41
                        L\'equazione della ricchezza: la variabile Ogni intervallo di tempo considerato presen

                        Buongiorno a tutti.

                        In un precedente intervento eravamo arrivati a scrivere l\'equazione semplificata della ricchezza, nei termini (R3):

                        Wt = Yt + (Yt ∙ Φt ∙ Ψt),

                        Ciò significa che la ricchezza, W, dipende e dal reddito, Y, e da altri due parametri. Il primo, Φ, è quello che inizieremo ad analizzare oggi.

                        Noi sosteniamo che il reddito reale, Y, determina la ricchezza dell’individuo, W, nella misura in cui gli conferisce potere economico. Il concetto è questo: un ugual reddito reale - quindi scontando sia l\'inflazione sia il diverso potere d\'acquisto in luoghi e tempi diversi - può corrispondere ad un diverso potere economico a seconda di come è caratterizzata la realtà circostante. Il denaro, si capisce, fintantoché non è trasformato in beni o servizi rimane una misura di ricchezza teorica; la ricchezza reale consiste allora in ciò che si può effettivamente acquistare con quel denaro. Qui interviene quel che si chiama potere economico.

                        Il potere economico può variare nel tempo o nello spazio. Facciamo un esempio di scuola: se in una località si impianta una fabbrica, e questa dà da lavorare agli abitanti di quel luogo, essi nel giro di qualche tempo vedranno aumentato il loro reddito medio. Ma se tale fabbrica, per esempio, inquina le acque del fiume in cui fino ad allora gli abitanti si bagnavano, o lavavano i vestiti, ed ora non possono più farlo, il loro potere economico è declinato; la ricchezza reale dovrà quindi tener conto di questi due fatti.

                        La misura quantitativa di un reddito, pesata sul livello dei prezzi, è comunemente
                        detto potere d’acquisto; considerando l\'evoluzione della dinamica in un singolo paese, parità di potere d\'acquisto significa parità di reddito reale. Pensando all\'Italia, nel periodo 1970 – 2007 il PIL reale è aumentato di circa il 128,2%; essendo la popolazione aumentata di circa il 10%, si può dire che il reddito medio annuo reale sia aumentato di circa il
                        107,4%.
                        Ricordando la (R3), notiamo che la concordanza tra aumento di reddito reale – “Y” – e aumento di ricchezza – “W” – è un caso particolare tra i vari possibili; quello conseguente
                        alla situazione in cui (IV.6):

                        Φt = 0; ∀ t del periodo analizzato

                        ovvero all\'evenienza che le condizioni economiche contingenti, influenti sul potere economico individuale, rimangano invariate al variare del reddito reale, durante il processo di sviluppo. Non è dunque detto che il cittadino medio italiano, pur avendo beneficiato d\'un aumento di reddito nell\'intervallo considerato, sia effettivamente più ricco che all\'inizio del periodo, poiché la realtà circostante – palcoscenico dell\'attività economica e terreno dove si forma l\'utilità – potrebbe essersi deteriorata in modo tale da vanificare la maggior possibilità di spesa; quantomeno è probabile che non si sia arricchito in misura eguale all\'aumento di reddito reale.

                        Per comprendere la questione è bene considerare che il processo di sviluppo economico ha due connotati: uno positivo – che chiameremo "miglioramento" –, ed uno negativo – che chiameremo "danno". Queste due forze dello sviluppo sono perennemente in moto nel sistema di mercato moderno, e, pertanto, ci deve interessare la tensione che si ingenera tra esse.

                        Per usare una metafora, mentre da un lato viene continuamente srotolato un tappeto rosso anticipando la marcia del consumatore, esso viene costantemente riavvolto alle sue spalle; gli indicatori economici si occupano solamente di misurare quanto tappeto viene srotolato, ma non considerano mai la superficie srotolata totale, che potrebbe invero ridursi anche in periodi di energico srotolamento frontale.

                        Dunque, due redditi reali identici possono riprodursi in valori diversi di potere economico, ciò dipendendo dalle caratteristiche qualitative della dinamica che ha prodotto quei redditi; analogamente, due livelli di reddito differenti posso significare uno stesso potere economico.

                        Ogni intervallo di tempo considerato presenta uno sviluppo economico nel senso da noi inteso – non rilevando, per quanto ci riguarda, il fatto che si tratti di un periodo di crescita o di recessione crematistica –, e perciò in ogni caso è immaginabile un saldo tra danno e miglioramento. La variabile Φ tiene conto di ciò.

                        Nei prossimi interventi specificheremo ulteriormente il concetto.

                        Mi scuso se ho tardato una settimana a preparare questo intervento; d\'ora in poi mi faccio onere di tenere il ritmo stabilito di un intervento per settimana.

                        Rimango a disposizione per ogni chiarimento.

                        Alla prossima!

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                        • Andrea Acquarone
                          Junior Member

                          • Feb 2011
                          • 29

                          #42
                          C\'è stato un errore nel titolo della precedente.
                          Volevo scrivere:

                          L\'equazione della ricchezza:la variabile Φ

                          Ancora un saluto

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                          • Felix
                            Senior Member
                            • Oct 2008
                            • 1341

                            #43
                            Andrea, ti ringrazio per il lavoro che stai portando avanti.
                            Sono temi di difficile comprensione e trovare una persona che riesci a chiarirli senza banalizzarli è una gran bella ricchezza!
                            Appena avrai letto questo messaggio lo cancellerò per evitare di interrompere la sequenza dei tuoi messaggi.
                            Desideravo però farti sapere che c\'è chi continua a leggerti con grande attenzione.
                            - Felix qui nihil debet -

                            Comment

                            • Andrea Acquarone
                              Junior Member

                              • Feb 2011
                              • 29

                              #44
                              L\'equazione della ricchezza:la variabile Φ (parte 2)

                              Buongiorno a tutti!

                              Continuamo la spiegazione della variabile del potere economico, che come detto è in sostanza il saldo tra danno e miglioramento. (Il modello che era nato in inglese utilizzava il termine improvement, che suona più professionale di "miglioramento", ma non dobbiamo farci trarre in inganno da queste quisquiglie lessicali).

                              Dunque, il miglioramento sconta, a livello ideale, i) le maggiori possibilità di acquisto e ii) i minori prezzi dei beni che ci vengono dall\'innovazione tecnica, commerciale, amministrativa; ad esempio verso la fine degli anni 1990 era possibile spostarsi in Europa con voli low-cost, cosa che non si poteva fare all\'inizio del periodo considerato; tale è un esempio di progresso nella terminologia adottata.
                              Il danno tiene conto i) della sopraggiunta rarità di certi tipi di beni, con conseguente aumento di prezzo, ii) della loro scomparsa, iii) della necessità di pagare per servizi prima gratuiti; ad esempio nell\'intervallo considerato in Italia si è ridotto fortemente il mercato della riparazione meccanica, così da rendere più costosa la manutenzione degli strumenti acquistati negli anni precedenti, obbligando al limite il consumatore a sostituirli; questo, nella nostra terminologia, è un esempio di danno.


                              Per fornire esempi ulteriori, che sempre aiutano a capire, per quanto riguarda la categoria dei danni, relativamente alla tipologia i), possiamo pensare a molta parte della produzione alimentare: un pollo impiega naturalmente quattro o cinque mesi prima di raggiungere la stazza necessaria ad essere convertito in alimento, mentre la durata media della
                              vita d\'un pollo allevato industrialmente è di cinque settimane – periodo in cui viene ingigantito con ormoni, nonché protetta la sua salute squilibrata da una continua assunzione di antibiotici. Il consumatore che intendesse trarre alimento dalla popolazione avicola riscontra un danno ascrivibile al tipo i), “sopraggiunta rarità di certi tipi di beni e conseguente aumento di prezzo”, volendo intendere come bene, in questo caso, il pollo naturale.
                              “Per quanto riguarda la produzione di uova e di carne da pollo, l\'aumento straordinario della produttività del lavoro e l\'impiego di mangimi ad alto potere nutritivo, hanno fatto aumentare la produzione e cadere i prezzi” (Hallet, G., Economia e Politica del Settore Agricolo, il Mulino, Bologna, 1983, pag.59). L\'inefficacia dell\'approccio istituzionale appare in questo caso in tutta la sua flagranza: la meccanizzazione dell\'allevamento
                              ha, sì, ridotto il costo di molti beni, ma ne ha alterato fondamentalmente la qualità (fino al punto in cui è impossibile fare una seria comparazione: i polli da allevamento industriale sono un bene differente rispetto al pollo ruspante, e non ha alcun senso indagare i volumi complessivi di produzione, scambio e consumo tra beni non assimilabili). In definitiva,
                              per comperare un pollo, che sia ontologicamente un pollo, sono serviti nel tempo più denari che in passato.
                              Un altro esempio analogo si può proporre pensando alla città di Southampton, che abbiamo avuto modo di conoscere personalmente nel periodo 2007-2008: in detta città nessun negozio impasta più la farina con l\'acqua ed il lievito, al fine di ottenere pane fresco. I punti vendita delle grandi catene distributive ricevono le forme congelate, e si occupano soltanto della cottura, così che il consumatore che volesse mangiare del
                              pane – e non del pane congelato – dovrebbe comprarsi un forno a legna e farselo da sé, oppure affrontare un lungo viaggio in macchina.
                              Rarissimi e cari sono diventati i servizi di riparazione dei beni un tempo durevoli, come le calzature o i vestiti; così come la componentistica meccanica necessaria per l\'uso ordinario di apparecchi prima comuni, come ad esempio quelli che hanno a che fare con la registrazione di immagini e suoni tramite pellicola – con cui concludiamo la sezione degli
                              esempi ascrivibili al danno di tipo i).

                              La scomparsa dal mercato di certe tipologie di beni, corrispondente al danno di tipo ii), è il caso estremizzato di quello descritto in precedenza. Ci sono ad esempio apparecchi meccanici di altissima qualità che necessitano particolari batterie, oggi non più prodotte da nessuno; tali beni perdono completamente o in parte il loro valore, e ciò è un danno del tipo ii). Ma siccome normalmente il sistema di mercato attuale consente l\'acquisto di quasi tutti i tipi di beni prodotti nel passato (anche se a prezzi spesso più alti), tale categoria si ingrossa specialmente pensando alla scomparsa delle così dette utilità libere: tutti i danni irreparabili dell\'ambiente, così come lo stravolgimento dell\'armonia del paesaggio e delle consuetudini sociali, si ascrivono al tipo di danno in oggetto.

                              I danni derivanti dalla necessità di pagare per servizi un tempo esclusi dal circuito del mercato – tipologia iii) – sono facilmente individuabili dallo studio della vita quotidiana. Per fare un esempio, in un modello sociale come quello valido a descrivere la realtà italiana fino all\'inizio degli anni 1980 – e tutt\'ora valido per intendere paesi meno evoluti –, il
                              servizio di custodia dei figli, che permette ai genitori di godersi una serata a teatro, al cinema, etc., non era generalmente oneroso, poiché si basava sui rapporti di reciprocità sociale che ancora permanevano a fianco dei rapporti di mercato. Una volta Tizio tiene i figli di Caio e viceversa, non esisteva il baby–sittering inteso come servizio a ore, all\'americana: quel tipo di servizio era non monetizzato. La scomparsa dei rapporti di
                              reciprocità, conseguente al processo di secolarizzazione della società ed allo sviluppo economico, ha fatto sì che il moderno consumatore deve comprare sostanzialmente tutto ciò che gli occorre, così procurandogli un danno del tipo iii). Un ultimo esempio sono i costi di congestione di attività un tempo gratuite, come la pesca, che oggi spesso richiedono speciali permessi e comportano relativi oneri.

                              Per quel che concerne l\'aspetto positivo del processo di sviluppo, il miglioramento, in relazione al tipo i) si può pensare – ma gli esempi sono svariatissimi e conosciuti da ognuno – alla diffusione del telefono cellulare, ai personal computer e all\'Internet, tanto per citare delle innovazioni rilevanti. Vi è però da dire una cosa: la maggior parte di
                              queste innovazioni non si configura solamente come una “maggiore possibilità di acquisto”, poiché incorpora anche una certa necessità d\'acquisto: con la diffusione del telefono cellulare ad esempio non si è avuto un miglioramento puro, dal momento che oltre ad essere possibile acquistare un simile bene, è anche necessario averlo: la sua mancanza influisce negativamente sull\'utilità individuale. Ciò aiuta a giustificare l\'assunzione che si è fatta secondo cui non è possibile, a livello teorico,
                              che il miglioramento sia maggiore del danno durante un processo di sviluppo –
                              il vincolo massimo corrispondendo ad un loro equivalersi, come espresso
                              dalla condizione (R.4), su cui torneremo.

                              I principali miglioramenti del tipo ii) nel periodo indagato sono quelli relativi alla caduta dei prezzi delle comunicazioni – dovuti sostanzialmente all\'Internet – e dei trasporti aerei.
                              Non è superfluo ricordare che, affinché si possa parlare di autentico miglioramento del tipo ii), il prezzo del bene o del servizio deve scendere, ma la qualità del bene o del servizio deve rimanere inalterata. In questo senso si comprende come il minor costo che oggi si può incontrare nell\'acquisto, ad esempio, di un capo d\'abbigliamento, non può essere considerato un miglioramento puro del tipo ii), poiché in generale la qualità dei tessuti e della lavorazione è peggiorata, contribuendo a diminuire la durata del bene,
                              eccetera, e perciò configurando una tipologia differente dello stesso.

                              Il saldo tra danno e miglioramento è considerato dalla variabile “Φ”, i cui vincoli, come detto, sono “-1” e “0”. Considerata la struttura della (R.3), per Φ = 0 abbiamo Wt = Yt; all\'estremo opposto, per Φ = -1 (caso in cui il danno ha prevalso completamente sul miglioramento), avremo che Wt = 0. E\' evidente che questa seconda evenienza è più teorica che pratica – si dovrebbe supporre un mondo senza più alcuna possibilità di spesa per immaginare che il reddito non comporti ricchezza –, d\'altro canto è altresì difficile supporre che si verifichi il caso espresso nella (IV.6) - che chiedo venia avrei dovuto chiamare (R.6) - ossia che Φ = 0, sebbene sia la supposizione di tutta la teoria istituzionale.

                              La variabile “Φ”, o variabile del potere economico, è quella che ci permette di penetrare il merito qualitativo del processo economico, e in ciò risiede la sua forza e la sua debolezza: da un lato, è evidentemente necessario l\'inserimento di un termine qualitativo in un discorso che non voglia rimanere soltanto crematistico; dall\'altro, ci si trova in fronte al problema fondamentale di assegnare un valore numerico ad aspetti non quantificabili con esattezza. Torneremo in seguito sulle problematiche di stima della variabile “Φ”, cercando di suggerire una direzione possibile; per il momento se ne tenga a mente il valore concettuale.

                              Buona gionrnata e alla prossima.

                              A. G. A.

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                              • Andrea Acquarone
                                Junior Member

                                • Feb 2011
                                • 29

                                #45
                                e volevo aggiungere che mi fa piacere se quello che scrivo viene trovato interessante o utile da qualcuno! vedrete che questa serie di intervente, che ha avuto un capo, avrà anche una coda; e lascerà chi ha letto con una consapevolezza piuttosto circostanziata verso un tema, ahimé, importante, quale quello economico. e a un certo punto chiederò parere ai lettori, ci sarà dibattito, come si dice.

                                ciao!

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