Dunque, rispondo a maupro; alla prima domanda ("Sto leggendo un libro sulla vita di John Law, "L\'uomo che inventò il denaro", possiamo dire che ha cercato di risolvere i problemi economici con la crematistica?"), mi pare piuttosto che l\'innovazione che voleva portare il Law fosse piuttosto un innovazione tecnica (passaggio dalla moneta metallica alla carta moneta), ma all\'epoca si era lontani dal pensare di risolvere i problemi economici. Mi si perdonerà, per altro, ma non ho mai letto Law, seppure lo inquadro storicamente e ne conosco le linee principali di pensiero. Grazie pertato per lo stimolo.
Quanto alla seconda questione ("C\'è differenza nell\'intendere la crematistica da prima a dopo lo sgancio del denaro dal valore dell\'oro? Cioè, se prima comunque la ricchezza era basata su qualcosa (oro) oggi dove poggia?") non v\'è differenza nell\'intendere la crematistica da prima a dopo lo "sgancio", come viene detto. Per altro, il 1971, ossia l\'affossamento definitivo del "sistema aureo", è solo l\'ultimo passo di un cammino intrapreso secoli prima, perchè quando Nixon fece decadere gli accordi di Bretton Woods, già la moneta era solo minimamente collegata all\'oro (non ricordo la percentuale precisa, che pure dovetti studiare, ma mi pare nell\'ordine del 5%, a dir molto). Il resto era già moneta finanziaria. Da allora in poi, la moneta ha valore solo in quanto si sa che verrà accettata.
Bisogna però appunto distiguere la ricchezza economica da quella crematistica, così che la seconda perte della domanda ("se prima comunque la ricchezza era basata su qualcosa (oro) oggi dove poggia?") riuarda essenzialmente la ricchezza crematistica, e allora qui ho risposto poco sopra - uno potrà meditare su quanto fragile sia oggigiorno tale ricchezza, ma questo è un altro discorso. Mentre la ricchezza economica è un discorso più ampio, per cui riguarda relativamente che si sia ancorati all\'oro o meno, come non tarderemo a chiarire.
Ad Ismael dico che, se già gli paiono interessanti le considerazioni qualitativo-quantitative, sarà ben contento di seguire i ragionamenti, perchè quest\'antinomia verrà sviscerata, essendo uno dei nervi del ragionamento. Per quel che riguarda la bibliografia, siccome ci fornisce considerazioni storiche, assai condivisibili, gli consiglio "La Grande Trasformazione" di Karl Polanyi, per cominciare, se non lo conosce già - testo di raro valore. Martedì, quando andrò avanti coi discorsi, fornirò altri titoli con esattezza.
Un augurio di buone feste, e a presto.
A. A.
Quanto alla seconda questione ("C\'è differenza nell\'intendere la crematistica da prima a dopo lo sgancio del denaro dal valore dell\'oro? Cioè, se prima comunque la ricchezza era basata su qualcosa (oro) oggi dove poggia?") non v\'è differenza nell\'intendere la crematistica da prima a dopo lo "sgancio", come viene detto. Per altro, il 1971, ossia l\'affossamento definitivo del "sistema aureo", è solo l\'ultimo passo di un cammino intrapreso secoli prima, perchè quando Nixon fece decadere gli accordi di Bretton Woods, già la moneta era solo minimamente collegata all\'oro (non ricordo la percentuale precisa, che pure dovetti studiare, ma mi pare nell\'ordine del 5%, a dir molto). Il resto era già moneta finanziaria. Da allora in poi, la moneta ha valore solo in quanto si sa che verrà accettata.
Bisogna però appunto distiguere la ricchezza economica da quella crematistica, così che la seconda perte della domanda ("se prima comunque la ricchezza era basata su qualcosa (oro) oggi dove poggia?") riuarda essenzialmente la ricchezza crematistica, e allora qui ho risposto poco sopra - uno potrà meditare su quanto fragile sia oggigiorno tale ricchezza, ma questo è un altro discorso. Mentre la ricchezza economica è un discorso più ampio, per cui riguarda relativamente che si sia ancorati all\'oro o meno, come non tarderemo a chiarire.
Ad Ismael dico che, se già gli paiono interessanti le considerazioni qualitativo-quantitative, sarà ben contento di seguire i ragionamenti, perchè quest\'antinomia verrà sviscerata, essendo uno dei nervi del ragionamento. Per quel che riguarda la bibliografia, siccome ci fornisce considerazioni storiche, assai condivisibili, gli consiglio "La Grande Trasformazione" di Karl Polanyi, per cominciare, se non lo conosce già - testo di raro valore. Martedì, quando andrò avanti coi discorsi, fornirò altri titoli con esattezza.
Un augurio di buone feste, e a presto.
A. A.




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