La ricchezza delle persone

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  • Andrea Acquarone
    Junior Member

    • Feb 2011
    • 29

    #16
    Dunque, rispondo a maupro; alla prima domanda ("Sto leggendo un libro sulla vita di John Law, "L\'uomo che inventò il denaro", possiamo dire che ha cercato di risolvere i problemi economici con la crematistica?"), mi pare piuttosto che l\'innovazione che voleva portare il Law fosse piuttosto un innovazione tecnica (passaggio dalla moneta metallica alla carta moneta), ma all\'epoca si era lontani dal pensare di risolvere i problemi economici. Mi si perdonerà, per altro, ma non ho mai letto Law, seppure lo inquadro storicamente e ne conosco le linee principali di pensiero. Grazie pertato per lo stimolo.

    Quanto alla seconda questione ("C\'è differenza nell\'intendere la crematistica da prima a dopo lo sgancio del denaro dal valore dell\'oro? Cioè, se prima comunque la ricchezza era basata su qualcosa (oro) oggi dove poggia?") non v\'è differenza nell\'intendere la crematistica da prima a dopo lo "sgancio", come viene detto. Per altro, il 1971, ossia l\'affossamento definitivo del "sistema aureo", è solo l\'ultimo passo di un cammino intrapreso secoli prima, perchè quando Nixon fece decadere gli accordi di Bretton Woods, già la moneta era solo minimamente collegata all\'oro (non ricordo la percentuale precisa, che pure dovetti studiare, ma mi pare nell\'ordine del 5%, a dir molto). Il resto era già moneta finanziaria. Da allora in poi, la moneta ha valore solo in quanto si sa che verrà accettata.

    Bisogna però appunto distiguere la ricchezza economica da quella crematistica, così che la seconda perte della domanda ("se prima comunque la ricchezza era basata su qualcosa (oro) oggi dove poggia?") riuarda essenzialmente la ricchezza crematistica, e allora qui ho risposto poco sopra - uno potrà meditare su quanto fragile sia oggigiorno tale ricchezza, ma questo è un altro discorso. Mentre la ricchezza economica è un discorso più ampio, per cui riguarda relativamente che si sia ancorati all\'oro o meno, come non tarderemo a chiarire.

    Ad Ismael dico che, se già gli paiono interessanti le considerazioni qualitativo-quantitative, sarà ben contento di seguire i ragionamenti, perchè quest\'antinomia verrà sviscerata, essendo uno dei nervi del ragionamento. Per quel che riguarda la bibliografia, siccome ci fornisce considerazioni storiche, assai condivisibili, gli consiglio "La Grande Trasformazione" di Karl Polanyi, per cominciare, se non lo conosce già - testo di raro valore. Martedì, quando andrò avanti coi discorsi, fornirò altri titoli con esattezza.

    Un augurio di buone feste, e a presto.

    A. A.

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    • arturoraffa
      Junior Member
      • Mar 2008
      • 17

      #17
      L\'uomo che invento\' il denaro

      Originariamente Scritto da tucciotrader
      Dove sei riuscito a comprare quel libro? Sembra introvabile!
      Buonasera Tuccio,
      il libro in questione e\' stato pubblicato nel 2000 da Rizzoli, l\'autrice e\' Janet Gleeson e lo puoi acquistare
      sul sito libri-usati.com al prezzo di Eur 8,99.
      Ciao e Buona Pasqua
      Arturo
      Tutta la vita è risolvere problemi (Karl Popper)

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      • Andrea Acquarone
        Junior Member

        • Feb 2011
        • 29

        #18
        Il modello economico di riferimento (1)

        Iniziamo con oggi ad addentrarci nel tema della discussione, ossia la presa di coscienza del modello economico di riferimento che fa da base agli studi di teoria economica, e la sua eventuale critica.

        Iniziamo col dire che il modello di riferimento, tramite cui si descrive un\'economia e se ne analizza la bontà, è del 1954. Esso è conosciuto dagli studenti di economia col nome di "First Best". Si tratta di una descrizione (pretesa descrizione) dell\'economia generale, sulla base di alcune assunzioni, che vedremo le prossime volte.

        La formulazione definitiva del modello avvenne con l\'articolo di A. P. Samuelson "The Pure Theory of Public Expenditure", originariamente pensato per analizzare i c.d "beni non esclusivi", come la difesa nazionale, “ma l\'articolo di Samuelson si dimostrò facilmente adattabile ad un ampio spettro di problemi del settore pubblico, e rapidamente diventò il modello standard per ogni analisi normativa del settore pubblico” ( Tresch, R., Public Finance, Academic Press, Boston, 2007, pag. 34). Le grandi istituzioni internazionali,
        quali l\'FMI o la Banca Mondiale, ragionano tutt\'oggi sulla base delle assunzioni colà specificate.

        Prima di addentrarci nell\'esposizione del modello, che per le sue parti essenziali è semplicissimo, preme rimarcare alcuni fatti. Abbiamo detto che questa lettura risale al 1954, e per quel che concerne la sua genesi, si può andare tranquillamente agli anni 1930. Non stupisce allora che il modello non sia tarato per accogliere, primo fra tutti, il problema del deperimento ecologico, poichè all\'epoca della sua proposta tale problema non esisteva, ma si aveva ancora la percezione che le risorse libere (aria, acqua, terre, eccetera) fossero illiitate. La popolazione da allora è aumentata di circa quattro volte (circa 1,5 mld ne 1945,circa 3 mld nel 1970, più di 6 mld oggi).

        Alla fine degli anni 1960, quando insorse l\'evidenza dell\'inquinamento, invece di abbandonare la costruzione, gli economisti mainstream hanno cercato di far rientrare per il cappello l\'inclusione del fenomeno, senza potervi riuscire (non perchè fossero stupidi, ma perchè il First Best non considera di base quel problema, come vedremo). In seguito, esauritasi la spinta della cirtica degli anni 1970, la costruzione non è stata più messa in discussione fino ad oggi, facendo ancora da sfondo alle varie analisi particolari, che si dicono di "Second Best".

        A tutt\'oggi “la teoria di Second Best condivide gli stessi fondamenti filosofici e metodologici della teoria di First Best" (Tresch, R., op. cit., pag. 396). Il fatto è che delle varie assunzioni su cui si basa il modello di First Best, non è possibile allentarne più di due per volta (entrando così in "Second Best"), poichè altrimenti diventa impossibile il maneggio matematico. Normalmente, anzi, ci si concentra su di un singolo caso (chiamato "inefficienza"). Il problema è che tali supposte inefficienze non sono eccezioni ma regole; lo scarto non è un\'eccezione, ma una regola del processo di produzione, seppure la teoria lo tratta come fosse un caso eccezionale.

        Preme dire che questo Tresh che cito è autore di un libro in uso al MIT di Boston, e adottato anche dal mio prfessore di Scienza delle Finanza (neoclassico). È un utile riferimento della teoria istituzionale, su cui basare le nostre considerazioni. Dalla prossima volta nizieremo a vedere cosa dice di preciso questo famigerato modello.

        Per quanto riguarda il tema della carta moneta, segnalato da un lettore, m\'è venuto in mente (cosa forse non considerata) che tale sistema era già in uso ai cinesi ai tempi di Marco Polo, che ne dà notizia stupefatto.

        Un buona giornata, e a presto.

        A. A.

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        • Andrea Acquarone
          Junior Member

          • Feb 2011
          • 29

          #19
          Il modello economico di riferimento (2)

          Iniziamo a vedere come è strutturato il modello di First Best, che come detto è la base della moderna teoria economica.

          Propedeutico alla comprensione del modello è il concetto di "utilità". L\'utilità economica deriva dal più ampio concetto di utilità intesa in senso generale, che il Pareto preferiva definire ofelimità, dal greco ωφέλίμος. L\'utilità in generale indica la “capacità di soddisfare un desiderio o di servire ad uno scopo”; è altresì chiaro che gli studi economici possono “occuparsi solo di certi generi di utilità, o dell\'utilità considerata sotto dati aspetti” (Nicholson, J. S., Principi di Economia Politica, Utet, Torino, 1908, pag. 21, 23).

          Questi “dati aspetti” discendono dall\'accezione di bisogno che il bene va a colmare. Quando di una cosa vi è abbondanza l’uomo è portato “non ad un agire cosciente, ma solo a manifestazioni di vita involontarie (…); potranno queste cose (abbondanti) costituire una condizione dell’esistenza, ma non vi sarà, quanto ad esse, alcun bisogno nel senso economico della parola” (Sax, E., Principi Teoretici di Economia di Stato, Utet, Torino, 1912, pag. 126).

          L\'utilità in economia è quindi la misura della soddisfazione associata all\'uso di un bene economico, ovvero scarso.

          Si parla dunque di "utilità cardinale" e "utilità ordinale". Chi sceglie di utilizzare l\'utilità cardinale presume che l\'individuo sia in grado di esprimere precisamente l\'utilità che gli deriva dalla fruizione di un servizio, acquisizione di un oggetto, eccetera. L\'utilità ordinale, in uso da circa un secolo, chiede invece soltanto che il consumatore sappia esprimersi riguardo alla preferibilità di un bene, o di un paniere di beni, piuttosto che un altro – è da qui che si è iniziato a parlare di "preferenze del consumatore". Essa necessita, al fine di poterla esprimere, di una "funzione di utilità".

          Sebbene il concetto sia passibile di amplissime riflessioni – che effettivamente si sono avute nel corso degli ultimi due secoli – la teoria di First Best più recente intende l\'utilità in modo piuttosto semplice, in qualche maniera oltrepassando la distinzione tra ordinale e cardinale, perché l\'utilità nel modello economico di riferimento è associata unicamente al reddito. Dovendo esprimerci con notazione formale vediamo che (1):

          Uh = F (Yh),

          ossia, “Uh”, che rappresenta l\'utilità dell\'individuo “h”, è funzione del reddito di “h”, “Yh”, e niente altro (Cfr. Tresch, R., op. cit., pag. 104). Da qui si parte.

          Lascio meditare i lettori sulla questione, e scriverò presto i prossimi giorni per proseguire.

          Buonagiornata!

          A. A.

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          • Andrea Acquarone
            Junior Member

            • Feb 2011
            • 29

            #20
            Il modello economico di riferimento (3)

            Dopo aver detto del concetto di utilità, si può vedere come questo è utilizzato all\'interno del modello.

            Gli economisti considerano che un modello debba possedere quattro attributi affinché si possa utilizzare agevolmente nelle analisi normative generali:
            i) deve essere un modello di equilibrio generale, ovvero descrivere l\'intera economia. Per fare ciò deve tenere conto dei tre aspetti fondamentali del sistema: il modo in cui si formano le decisioni di spesa degli attori economici, ossia la Domanda; le condizioni della risorse e della tecnologia, ossia l\'Offerta; l\'Equilibrio tra esse.
            ii) il modello deve possedere flessibilità abbastanza da essere adattato all\'intero spettro dei problemi di economia generale, ossia deve proporre un\'idea di efficienza, ma riuscire ad includere i fenomeni di inefficienza.
            iii) deve considerare non solo l\'efficienza, ossia la corretta allocazione delle risorse, ma dire qualcosa riguardo l\'equità del risultato finale, o della sua accettabilità in generale.
            iv) deve infine essere compatibile con la struttura di mercato, “perché gli economisti occidentali assumono che il governo operi nel contesto di un sistema di mercato” (Tresch, R., op. cit., pag. 34).

            Procedendo per gradi, possiamo esaminare le posizioni del modello di riferimento riguardo queste necessità teoriche. Del requisito i): riguardo alla Domanda viene assunto che essa discenda dall\'obbiettivo di massimizzazione dell\'utilità, come prima espressa; quanto all\'Offerta si assume la massimizzazione del profitto da parte dei produttori. Le condizioni di equilibrio sono indagate nel contesto di concorrenza perfetta (c.p.), soddisfacendo in questo modo anche il punto iv) - vedremo le condizioni di c.p. in un prossimo intervento.

            Per ciò che concerne l\'efficienza, ossia il punto ii), essa si áncora al concetto di ottimo paretiano: la situazione in cui ogni movimento a vantaggio dell\'utilità di qualcuno si ripercuote in una perdita maggiore di utilità a livello aggregato. Non riesco a darne in questa sede una rappresentazione grafica, cosa che sarebbe interessante, ma esporrò il concetto che ne è alla base. Si assuma che nell\'economia esistano solo solo due attori, detti “1”e “2”, e si indichino rispettivamente con “U1”e “U2” le loro utilità. Ci si ponga dunque su un piano di assi cartesiano: un piano indica "U1" e l\'altro "U2". Si individua un livello massimo per ognuno (se tutta la ricchezza fosse di 1, o di 2), e poi si traccia una linea, che può essere retta o no, che unisce i due punti. Quella è la frontiera ottima (tecnicamente "linea dei contratti"). Lungo quella linea si realizza l\'ottima allocazione, date le risorse disponibili; al di sotto di questa giacciono i punti inefficienti, al di sopra quelli irraggiungibili, date le stesse condizioni generali.

            Il fatto è che la linea dei contratti non dice riguardo al criterio distributivo; da quel punto di vista è indifferente che tutta la ricchezza si in mano di "1" o di "2", o divisa tra loro: sempre efficiente rimane l\'allocazione.

            In pratica col concetto di ottimo qui espresso (che dobbiamo all\'economista italiano Vilfredo Pareto, tanto che si parla, pure nei libri americani, di "paretian optimum"), si individua una serie di soluzioni ottime. Per individuare l\'ottima tra le ottime bisognerà esprimersi con riguardo all\'equità, come annunciato prima al punto iii), e con ciò rimando al prossimo intervento.

            Saluti!

            A. A.

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            • Andrea Acquarone
              Junior Member

              • Feb 2011
              • 29

              #21
              Il modello economico di riferimento (4)

              Buongiorno a tutti.

              Mi rendo conto che senza il supporto dei grafici la serie di ragionamenti che avevo intenzione si presentare si trova ad essere di più difficile esposizione. Non sapevo all\'inizio che ci fosse questa limitazione; nell\'attesa che si trovi una soluzione, vedremo di farne a meno.

              Qualche tempo fa un lettore aveva chiesto di fornire bibliografia circa i discorsi che stiamo intrattenendo. Avevo in quella circostanza segnalato "La Grande Trsformazione", del Polanyi. Colgo l\'occasione per segnalare che una bibliografia completa si può trovare in fondo al libro "La Ricchezza delle Persone", da cui sono tratti gli interventi via via postati sul forum, e che si può comprare al prezzo di costo su "ilmiolibro". Il modo più facile per trovarlo è scrivere "Acquarone Ricchezza" su google, e accedere alla prima pagina selezionata.

              Per quello che concerne i ragionamenti che stiamo portando avanti, abbiamo dunque detto che tramite il concetto di "ottimo paretiano" si individua una serie di possibilità ottime (efficienti), raffigurate dalla così detta "linea dei contratti". L\'ottimo paretiano è pertanto un criterio di efficienza, così restando irrisolto il problema dell\'equità della distribuzione, qunad\'anche fosse efficiente.

              Il problema viene risolto dalla c.d. Funzione di Bergson-Samuelson, che si ripromette di indicare un punto ottimo tra gli ottimi, il c.d. bliss point, in cui verrebbe rispettato il criterio di equità proprio alla popolazione.
              Tale costruzione è legata alla nozione di utilità marginale decrescente, così intuibile: il primo bicchiere d\'acqua offerto a un assetato arreca maggiore utilità del terzo, e molta più che il quarto, poiché la sete è ormai saziata. Si suppone perciò che dieci chili d\'oro regalati a un non abbiente influiscano maggiormente sulla sua utilità di quanto non farebbero a colui che già gode di prospera ricchezza.

              Volendo indagare il concetto analiticamente, indichiamo con “W” la ricchezza aggregata, e poniamo che essa dipenda solo dalla somma delle utilità, ricordando la notazione (1), scriviamo (2):

              W = Σ Uh; Uh = F (Yh); h = 1, 2;

              il che vuol dire: il benessere aggregato è uguale somma delle utilità, l\' utilità è funzione del reddito del cittadino medio, i cittadini presenti nell\'economia sono 1 e 2.
              Così, notiamo che lungo la linea dei contratti potrebbe aversi una situazione del tipo (3):

              ∂W / ∂U1 > ∂W / ∂U2,

              che espressa pianamente significa: l\'influenza della variazione di “U1” su “W” è maggiore a quella esercitata da “U2”, nel qual caso dovrebbe aumentarsi l\'utilità di 1, poiché ne conseguirebbe un maggior incremento di “W”, fintanto che non si raggiunge la condizione (4):

              ∂W / ∂U1 = ∂W / ∂U.

              Quest\'osservazione inserisce il concetto di equità nell\'analisi del sistema generale.

              Tra gli studiosi c\'è chi si oppone alla necessità di considerazioni equitative, sostenendo che in qualunque caso vale la (4); ossia, generalizzando, che l\'aumento di utilità di un qualunque cittadino corrisponde ad un aumento di benessere generale di uguale portata, indipendentemente dal livello assoluto da cui prende avvio tale incremento.
              In termini matematici (5):

              ∂W / ∂Uh = 1; h = 1, 2.

              La (5) è la così detta posizione "utilitarista" o "benthamiana". Tale posizione, abbandonata da quasi un secolo, è stata ripresa dalla scuola della Public Choice, che fa capo a J. Buchanan. La teoria neoclassica di riferimento è invece propensa ad ammettere che la società non sia insensibile all\'equità del risultato finale, sicché propone una formula flessibile del tipo (6):

              W = (Σ U v ) 1 / v ; - ∞< v <1,

              in cui “v” rappresenterebbe l\'avversione sociale all\'ineguaglianza.
              Un\'altra proposta è quella di A. Atkinson del 1983, secondo cui (7):

              W = Σ Uh; Uh = [1/(1 – e)] ∙ Yh (1 – e ) ; 0 < e < ∞;

              dove “e” in questo caso ha lo stesso significato assunto in precedenza da “v”.

              Il fatto è che ne "e" ne "v" sono effettivamente conosciuti. Nasce perciò un dibattito sul metodo di stima del valore reale delle variabili: le posizioni si risolvono nei c.d. istituzionalisti, tra cui lo stesso Samuelson, che sostengono sia il governo a dover conoscere tale valore, e in coloro che propendono per l\'arbitrarietà suggerita dalla statistica sociologica.

              La chiosa a questi discorsi si può trovare nelle parole del Prof. Phleps Brown, il quale ebbe a dire: "la nostra conoscenza dei fatti rilevanti dell’economia è incomparabilmente minore di quella goduta dalla fisica quando se ne compì la traduzione in termini matematici. Invero, la svolta della fisica nel XVII secolo, specificatamente nel campo della meccanica, fu possibile solo grazie ai precedenti sviluppi dell’astronomia: fu basata su millenni di sistematiche e scientifiche osservazioni astronomiche, che un osservatore insuperabile come Tycho Brahe portò al culmine. Niente del genere è accaduto alla scienza economica. Sarebbe stato assurdo in fisica attendersi Keplero e Newton senza Tycho, e non v’è speranza ragionevole
              che in economia si possa progredire più facilmente”.

              Così, anche senza aver potuto inserire una rappresentazione grafica, abbiamo spiegato le nuda ossa del modello di riferimento. Ancora qualche intervento per specificare bene il concetto, e poi passeremo a discorsi più stimolanti; era però mia ferma convinzione che il dibattito, se dibattito avrà da esservi, sarebbe stato più interessante una volta che tutti i partecipanti avessero conosciuto i termini della questione. Pertanto, ancora un po\' di pazienza!

              Buona giornata!!

              A. A.

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              • Alessandra
                Senior Member
                • Jan 2008
                • 499

                #22
                sveglio il ragazzo vero? Proprio un bell\'acquisto per il nostro forum, e ... l\'ho pure scoperto io ... sui banchi di scuola ... quando capirò come si inviano gli allegati sarò meno misteriosa, grazie Andrea

                Comment

                • Cagalli Tiziano
                  Senior Member
                  • Dec 2007
                  • 11252

                  #23
                  Originariamente Scritto da Alessandra
                  sveglio il ragazzo vero? Proprio un bell\'acquisto per il nostro forum, e ... l\'ho pure scoperto io ... sui banchi di scuola ... quando capirò come si inviano gli allegati sarò meno misteriosa, grazie Andrea
                  ...e per la scopritrice:

                  ..se corri dietro a due lepri, non ne prendi nemmeno una.

                  Comment

                  • achatzi
                    Member
                    • Nov 2009
                    • 58

                    #24
                    Ciao Andrea
                    Complimenti a Tiziano,Alessandra che ti ha scoperto ,ma sopratutto alla tua esposizione.
                    Legendo l\'ultimo riferimento economico (4),non mi è tanto chiaro la formula 6 e la 7
                    e di conseguenza il valore v ed e.
                    Potresti spendere due righe in piu ?
                    Grazie Angelo

                    Comment

                    • Andrea Acquarone
                      Junior Member

                      • Feb 2011
                      • 29

                      #25
                      Buonasera a tutti.

                      In primo luogo mi scuso per il tempo lasciato passare dall\'ultimo intervento, e della domanda che mi era stata posta, e che ho lasciato inevasa. Stasera rimedio.

                      La richiesta di chiarimento circa le formule (6) e (7) è quanto mai giustifcata. In primo luogo è vero che non erano state scritte bene. E\' successo così :come detto ho scritto un libro sull\'argomento, e quello che sto facendo in questi interventi è dividerlo in puntate. Così, a parte i riadattamenti necessari per mantenere il dialogo, le parti di spiegazione tecnica sono più o meno dei copia-incolla, siccome non c\'è ragione di riscrivere una cosa che già è stata scritta.
                      Dunque accade che le formule copiate dal documento originale sono state trascritte malamente sulla pagina del forum, poichè c\'erano dei numeri elevati a potenza che sono risultati scrtitti come delle moltiplicazioni. Chiedo venia per non aver controllato. Il fatto che mi sia stato segnalato testimonia, se ce ne fosse dubbio, che i lettori sono attenti, e stimola il sottoscritto a non commetere altri errori.

                      Le formule corrette sono (6):

                      W = (Σ U elevato all v ) il tutto elevato alla 1 / v ; - ∞< v <1,

                      e (7):


                      W = Σ Uh; Uh = [1/(1 – e)] ∙ Yh elevato alla (1 – e ) ; 0 < e < ∞;

                      Per il significato delle variabili rimando al precedente intervento.

                      E\' evidente che si tratta di astrazioni matematiche,ma di cui si può anche tracciare il grafico (che forse aiuterebbe a capire: si fa la prova con i due estremi "-∞" in un caso e "1" nell\'altro, oppure "0" e "∞" a seconda di quale equazioni si usi. Si notano allora delle forme particolari. A "-∞" nella prima e ad "∞" nella seconda corrisponde la società più avversa all\'ineguaglianza - detta "rawlsiana" da John Rawls, filosofo, vedi "Una Teoria di Giustizia" -, ad "1" e "0" la "utilitiarista", ovvero la meno avversa alla diseguaglianza.
                      Si ricordi che ill valore reale della variabile è sconosciuto (!). Va aggiunto che per portare la situazione economica ad assecondare i valori di "e" o "v" che si saranno soppostoi reali, c\'è una ipotesi che ancora non avevo specificato, e o ossia che al governo sia concessa la facoltà di fare trasferimenti così detti lump sum, ossia non distorsivi del criterio paretiano di efficenza (che ci ricordiamo va rispettato). E\' pacifco che anche questa sia un\'astrazione, giacché invece ogni tassa-trasferimento si sa essere distorsivo dell\'ottimo paretiano.

                      Detto ciò ci restano da vedere ancora alcune specificazioni che avevo in progetto di presentare stasera; necessarie prima di porocedere alla rassegna delle critiche che sono state portate nel tempo al modello di riferimento. Tal\'ultima costituirà la seconda parte della serie di interventi. In seguito verrà presentata la visione che io stesso ho fornito dei fatti economici, appoggiandomi in parte alle critiche degli altri, e in specifico "montandone" due assieme - due che non si erano mai "parlate" tra loro, ma che invece se accostate costituiscono un\'impostazione generale e, a mio avviso, rilevante.
                      A quel punto sono certo, nascerà un fervente dibattito, perché saremo giunti a saperne abbastanza per domandarci "che fare?", sperando che sapremo darci una risposta più intelligente di quella che espresse a suo tempo quel signore famoso che si pose la questione una volta auto il potere (Lenin).

                      Per venire ai nostri fatti, resta da dire che uno dei quattro requisiti della costruzione modellare di First Best, si ricorderà (vedi "il mod... 3") , è che si ipotizzi un contesto di "concorrenza perfetta"; altrimenti detto, i risultati teorici sono validi se regge questa condizione, oltre alle altre esplicitate.

                      Dunque "concorrenza perfetta" richiede che quattro condizioni si verifichino:
                      1) che i produttori siano molteplici, e nessuno così potente da poter influire sul prezzo, che pertanto si forma liberamente incontrando la Domanda;
                      2) che i consumatori siano molteplici, così che nessuno sia tanto grande da influenzare il prezzo;
                      3) che non esistano barriere all\'entrata del mercato, né legali, né tecnologiche;
                      4) che ogni attore disponga di "perfetta informazione".


                      Le prime tre rientrano nei problemi della forma di mercato, e ne diciamo ora, mentre la quarta ci interesserà da vicino, e ne parlrermo in seguito.

                      Quanto al fatto che la concorrenza, giocoforza "imperfetta", tenda di per sé all\'oligopolio si veda dunque cosa diceva Tirtner all\'inizio degli anni 1980:"qualche decennio fa numerosi erano numerosi gli economisti che si dedicavano allo studio delle forme di mercato intermedie tra concorrenza e monopolio (...). Successivamente si è però tornati all\'ipotesi della concorrenza perfetta che non era realistica quarant\'anni fa, e lo è ancor meno adesso: ne segue che molti degli argomenti trattati (…) sono irrilevanti per la comprensione della realtà economica” (Dall\'Introduzione a: Consigliere, I., Econometria, Bozzi, Genova, 2002, pag. XVI. L\'introduzione in oggetto fu scritta per l\'edizione del 1982.). Tintner era ad Harvard negli anni buoni di Schumpeter, che portarono alla sintesi neoclassica - fine anni 1930 inizio anni 1950. Come dire, era un economista che più istituzionale non si può, uno dei padri del modello che stiamo presentando. Vedremo che non sarà l\'unico grande a disconoscere la piega degli studi venuti in seguito, e a non essere stato più ascoltato.

                      Per stasera è tutto.

                      A presto!

                      Andrea Acquarone.

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                      • borsaric
                        Senior Member
                        • Nov 2009
                        • 319

                        #26
                        Tutto chiarissimo come sempre Andrea!
                        E\' sempre un piacere leggerti.

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                        • BMM
                          Senior Member

                          • Jan 2011
                          • 1306

                          #27
                          Originariamente Scritto da Andrea Acquarone
                          Mi rendo conto che senza il supporto dei grafici la serie di ragionamenti che avevo intenzione si presentare si trova ad essere di più difficile esposizione. Non sapevo all\'inizio che ci fosse questa limitazione
                          Complimenti per la preparazione! ma non puoi inserire le immagini come allegati come è uso comune nel forum? In effetti sarebbe più chiaro

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                          • Andrea Acquarone
                            Junior Member

                            • Feb 2011
                            • 29

                            #28
                            Originariamente Scritto da BMM
                            Complimenti per la preparazione! ma non puoi inserire le immagini come allegati come è uso comune nel forum? In effetti sarebbe più chiaro
                            Non riesco a capire come si faccia; se me lo puoi dire te ne sono grato. Perché all\'icona "inserisci immagine" mi chiede di digitare un indirizzo url, e non saprei che indirizzo dirgli.
                            Grazie!

                            Andrea

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                            • BMM
                              Senior Member

                              • Jan 2011
                              • 1306

                              #29
                              Originariamente Scritto da Andrea Acquarone
                              Non riesco a capire come si faccia; se me lo puoi dire te ne sono grato. Perché all\'icona "inserisci immagine" mi chiede di digitare un indirizzo url, e non saprei che indirizzo dirgli.
                              Grazie!

                              Andrea
                              in effetti c\'è qualcosa di strano: nell\'editor della risposta in altre discussioni c\'è un\'inconcina col fermaglio per inserire allegati (quindi immagini) a destra dell\'iconcina con lo smile che si ha qui. E\' chiaro che gli allegati non sono permessi in questa discussione però sarebbero effettivamente utili perchè una cosa è descrivere un grafico a parole e una cosa è vederlo

                              Non so se qualcuno di Playoptions possa abilitare gli allegati in questo thread, sarebbero utili...

                              PS ho letto dopo che non è possibile aggiungere allegati in tutta la sezione "Oggi parliamo di...", forse si potrebbe spostare il thread in un\'altra sezione...
                              Last edited by BMM; 30-05-11, 19:55.

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                              • Denis Moretto
                                Administrator
                                • Dec 2007
                                • 3568

                                #30
                                Originariamente Scritto da Andrea Acquarone
                                Non riesco a capire come si faccia; se me lo puoi dire te ne sono grato. Perché all\'icona "inserisci immagine" mi chiede di digitare un indirizzo url, e non saprei che indirizzo dirgli.
                                Grazie!

                                Andrea
                                Scusa Andrea,
                                ma non ti esce questa finestra se clicchi su "gestione Allegati"?

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