La ricchezza delle persone

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  • Andrea Acquarone
    Junior Member

    • Feb 2011
    • 29

    #46
    L\'equazione della ricchezza: la variabile Ψ

    L\'economista istituzionale a cui fossero sottoposte la categorie d\'analisi con cui stiamo ragionando non avrebbe timore a sostenere che W = Y, dacché questa è l\'assunzione sottostante al modello di riferimento.

    Ora, al di là dei valori che può assumere la variabile “Φ”, considerando la (R.3), si nota chiaramente che la situazione descritta dall\'economista neoclassico può essere spiegata anche da un altro fatto, ovvero: Ψ = 0.

    Tecnicamente, la variabile “Ψ” determina la coscienza che l\'individuo medio ha della dinamica riguardante il potere economico, “Φ”. E\' logico assumere che 0 ≤ Ψ ≤ 1, con Ψ = 1 corrispondente alla situazione di piena coscienza, e viceversa.
    “Ψ” è pertanto una misura di informazione, attenzione e, in senso lato, cultura.
    Riprendendo per un attimo i termini della trattazione roegeniana, se consideriamo che la variabile del potere economico è approssimativamente assimilabile alla variabile sociale, la condizione Ψ = 0 è quella che va a spiegare perché avviene la famosa eclissi del termine “Ys”.

    Al solito, alcuni esempi aiutano a capire. Nel 1923 alcuni composti organici del piombo “furono aggiunti alle benzine per elevarne il potere antidetonante. Da allora – non essendo il metallo degradabile in alcun modo – il suo livello nell\'atmosfera, nelle acque di pioggia, nel terreno, negli alimenti, perfino negli oceani e nei ghiacciai della Groenlandia e dell\'Antartide si è elevato in misura impressionante (…). Nei ghiacciai della Groenlandia la concentrazione del piombo nei vari strati – corrispondente all\'anno di deposito, datato
    mediante radiocarbonio – era nel 1750 doppia rispetto all\'800 A.C. (0,001 microgrammi per kg, invece di 0,0005). Nel 1975, dopo appena due secoli, l\'aumento registrato è di ben duecento volte (0,2 microgr./kg), segno irrefutabile del processo di dissipazione della materia messo in evidenza da Georgescu-Roegen e rivelatore, forse come nessun altro, della brusca accelerazione impressa dall\'industria alla crescita di entropia sulla
    Terra. Dato il suo alto peso specifico e la bassa tensione di vapore, in condizioni naturali il piombo nell\'aria dovrebbe essere praticamente zero. Nessuna specie vivente ha elaborato difese per non riceverlo dall\'atmosfera (…). Ma dai motori a combustione interna il piombo viene espulso in particelle per la massima parte inferiore al micron, sotto forma di aerosol trapassante direttamente nel sangue dagli alveoli polmonari” (Sacchetti, A., L\'uomo Antibiologico, Feltrinelli, Milano, 1997, pag. 31, 40). Segue una spiegazione dettagliata delle conseguenze relative finora conosciute, di cui risparmiamo l\'esposizione.

    Orbene, la contaminazione da piombo è una danno della categoria ii), poiché s\'è perduta la natura esente da questa sostanza – e quindi, coeteris paribus, ↓Φ –; nondimeno, se l\'individuo medio non è a conoscenza del fatto, egli non avvertirà tale deperimento di ricchezza; relativamente a ciò accadrà che Ψ = 0, così da annullare il secondo termine della (R.3), e ricadere nella situazione descritta dai neoclassici.

    Più in generale, se non si è mai provato un gusto autentico non ci si può accorgere del suo deperimento.

    Detto ciò, per i danni della categoria i) - sopraggiunta rarità e aumento di prezzo -la mancanza d\'attenzione è dettata dall\'incessante pubblicità del rinnovamento merceologico. Tale pressione sui desideri, continuamente stimolati, fa perdere di vista al consumatore il riavvolgimento del tappeto alle sue spalle; analogamente il conformismo derivato dall\'azione degli stessi mezzi di pressione rende inavvertibili i danni di tipo iii), poiché la scomparsa dei rapporti di reciprocità, o la necessità di pagare per attività un tempo gratuite vengono accettate dal consumatore come fatalità del processo secolare.

    Se, come diceva Kant, “un lemma è la proposizione che una scienza assume senza dimostrazione, desumendola da un altra scienza”, gli economisti devono ammettere che vi sono forze considerevoli, diffusamente descritte dalla psicologia sociale, che rendono verosimili valori di “Ψ” prossimi allo zero. L\'assunzione dell\'economia istituzionale circa il consumatore sovrano, corrispondente alla situazione Ψ = 1, è quindi quanto di più lontano dalla realtà si possa immaginare.

    Pertanto, tecnicamente, l\'assunzione neoclassica secondo cui W = Y è spiegabile non tanto dal fatto che Φ = 0, ovvero che esista o meno una realtà oltre a quella che i neoclassici pretendono di descrivere, quanto piuttosto dai bassissimi valori di “Ψ”, che rendono inavvertita la dinamica relativa all\'andamento del potere economico.

    Questa, che è insieme una spiegazione e una critica, non era mai stata portata alla scienza istituzionale; lo dico non per darmi delle arie, ma per richiamare l\'attenzione.
    Abbiamo cioè mostrato che non è completamente erroneo quello che osservano i neoclassici (W = Y), ma si spiega per la ragione contraria a quella da loro ipotizzata. Evidentemente gli economisti neoclassici non hanno voluto assumere il lemma che la psicologia sociale e la sociologia avevano da offrire alla scenza economica, ed hanno elaborato dilettantisticamente un\'assunzione di comodo - che ha finito per rendere la scienza economica poco più che una burla, anche se dai risvolti serissimi.

    Aver constatato questo ci apre un campo di analisi sostanzialmente vergine, che vedremo nei prossimi interventi, e che ci porterà a spiegare alcuni fenomeni assai reali, e visibile a "occhio nudo" da ognuno.

    Buona giornata!

    A.G.A.

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    • Andrea Acquarone
      Junior Member

      • Feb 2011
      • 29

      #47
      L\'euqazione della ricchezza: interazione tra le due variabili

      Buongiorno a tutti.

      Pur nella difficile congiuntura che attanaglia il nostro paese e la finanza in generale, andiamo avanti nelle nostre spiegazioni; che sono meno astratte di quel che possono sembrare.

      Dunque, per completare la spiegazione concetuale dell\'equazione della ricchezza, resta da dire dell\'eventuale relazione tra le due variabili spiegate, o comunque del loro evolversi.
      Appare giustificato dire che (R.7):

      Φt = F (Ψt-1) + εΦ,

      ossia che l\'andamento periodale della dinamica riguardante il potere economico, Φt, è funzione del grado di attenzione allo stesso riscontrata all\'inizio del periodo, Ψt-1. Appare ovvio; è difficile che una cosa vada bene se non ci se ne cura.
      Il termine “εΦ” indica tutti gli altri fattori che influiscono su “Φ”, oltre a “Ψ”. Il suo inserimento nella relazione si giustifica per una necessità di completezza analitica; nondimeno tale termine viene assunto nella nostra trattazione come trascurabile, altrimenti inficiando il senso di quel che vuole esprimersi.

      Conformemente a quanto sostenuto, la variabile della coscienza può invece immaginarsi così influenzata (R.8):

      Ψt=F(Φt-1;Yt-1) + εΨ,
      ¯
      ovvero relazionata in modo proporzionale al saldo tra danno e progresso – “Φ” –, e inversamente proporzionale all\'evoluzione del reddito reale – “Y” –; per il termine “εΨ” vale il discorso fatto in precedenza con “εΦ”. (Il "meno" nella riga sotto l\'equazione dovrebbe stare sotto "Yt-1", ma per problemi di formattazione non sono riuscito a scriverlo così).

      La spiegazione della (R.8) è presto detta: da un lato l\'aumento di reddito reale, a parità di altre condizioni, è un qualcosa che influisce negativamente sull\'attenzione circa l\'andamento del potere economico, poiché è lecito supporre che nei momenti di crescita della ricchezza monetaria l\'individuo è poco propenso a giudicare perniciosa la dinamica
      stessa che lo sta arricchendo – anche se lo sta arricchendo solo in senso crematistico; in sostanza, riteniamo che l\'aumento di reddito reale abbia un effetto inebriante sull\'individuo medio, sicché, a parità di altre condizioni (R.9):

      se Y↑, allora Ψ↓.

      D\'altro canto, se nel periodo precedente a quello oggetto di indagine il potere economico è diminuito, le forze di mercato tendono a far sì che la coscienza diffusa non ne tenga conto: le forze che hanno prodotto uno sviluppo in cui il danno ha prevalso sul miglioramento, Φ↓, sono le stesse che hanno interesse a che l\'individuo medio non si accorga di tale dinamica, per non pregiudicare il suo assenso al processo di sviluppo successivo. Così che abbiamo una situazione in cui (R.10):

      se Φ↓, allora Ψ↓.

      Dalla relazione (R.8) appare chiaro che le uniche possibilità comportanti un ridestarsi della variabile della coscienza sono la caduta del reddito medio, o un incremento del potere economico nel periodo precedente a quello indagato. Dovendosi avere prima un risveglio della coscienza affinché si possa riscontrare l\'aumento del potere economico,
      per via della (R.7), è evidente che nei termini posti l\'unica via d\'uscita al circolo vizioso – che tende a far cadere sia “Φ” che “Ψ” – è una brusca riduzione di “Y”.

      Vi è da notare però un aspetto: non è detto che un movimento discendente di “Y” corrisponda per forza ad un aumento del valore di “Ψ”, poiché non non conosciamo la relazione tra “Y” e “Φ” – potrebbe benissimo verificarsi un periodo di recessione in cui il danno prevale sul miglioramento –, e, siccome “Ψ” dipende sia da “Y” che da “Φ”, l\'effetto
      positivo dovuto alla caduta di “Y” potrebbe vanificarsi se nello stesso periodo anche “Φ” è sceso. Formalmente (R.11):

      se Y↓ e Φ↓, allora Ψ↕,

      come a dire che non siamo in grado di stimare il segno della variazione di “Ψ” al diminuire di “Y” (fintanto che “Ψ” non aumenta, “Φ” per ipotesi continua a diminuire) perché non conosciamo il peso relativo che “Y” e “Φ” esercitano su “Ψ”.

      E\' per questo che abbiamo parlato di una "forte recessione" come unica evenienza che rende probabile il risveglio di “Ψ”, poiché allora ipotizziamo che l\'influenza di “Y” sia determinante; ciò nondimeno, è plausibile che una recessione di tale forza sarebbe bastevole a cambiare radicalmente il contesto economico di riferimento, il ché renderebbe l\'ultima affermazione quasi tautologica: l\'attuale sistema economico può redimersi dal circolo vizioso lesivo del potere economico individuale se cessa di esistere.

      In sostanza, accettando le relazioni proposte, non sembrano esserci meccanismi interni in grado di riequilibrare la dinamica del sistema, lasciandone intatte le caratteristiche precipue. Parleremo più avanti (è il tema di cui vorrei dibattere coi lettori appena finita laspiegazione del modello) di quale può essere un intervento esterno in gardo di riportare la dinamica su di un percorso virtuoso.

      Adesso ci manca solo vedere questi discorsi in forma grafica e trarne delle conclusioni.

      Se ci sono domande o dubbio, o non si è d\'accordo su certe affermazioni sono qua a posta per rispondere.

      Alla prossima settimana!

      A. G. A.

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      • Andrea Cagalli
        Senior Member
        • Oct 2010
        • 3995

        #48
        Ciao caro,
        sempre molto interessante e molto esaustivo...

        Continua così!!

        Ciao Ciao
        Manuale beeTrader

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        • Andrea Acquarone
          Junior Member

          • Feb 2011
          • 29

          #49
          Funzione di utilità

          Riprendiamo i discorsi dopo la pausa della settimana scorsa avvenuta a causa e in concomitanza del mio compleanno (28).

          Buongiorno!

          Dunque, arrivati a questo punto, subito prima di vedere graficamente i ragionamenti, specificheremo una funzione di utilità coerente col discorso intrattenuto. Si ricorderà l\'impostazione fondamentale con cui stiamo tentando di interpretare i fenomeni economici, ossia le categorie di Sforzo e Risultato e relativo grafico.
          Avevamo detto che a misura dello sforzo avremmo preso il reddito medio "Y", argomentando la scelta, e a quella del risultato la ricchezza "W", preoccupandoci di speigare tale valore, e l\'utilità "U", che ora andiamo a vedere.

          Richiamando alla mente cosa sia l\'utilità (si vedano gli interventi della primavera scorsa), possiamo scrivere una funzione di utilità così esplicitata (R.12):

          Ut = F (Wt ; Yt); s.t. maxUt: Wt = Yt,
          ¯

          (il meno dovrebbe essere sotto la "Yt" e non sotto "s.t.") nonché il vincolo (R.13):

          se Wn > Wm, coeteris paribus, allora Un > Um; ∀ n, m, … є (t)

          che ora andremo a chiarire.

          L\'utilità dell\'individuo medio al tempo “t”, “Ut”, è funzione positiva della sua ricchezza “Wt”, e funzione negativa del suo reddito reale, “Yt”. Ricordando le assunzioni di cui alla (R.3) e alla (R.4), per ipotesi “Yt” non può essere maggiore di “Wt”, sicché la migliore situazione ipotizzabile è quella che scaturisce da un loro equivalersi.

          Il vincolo (R.13) significa semplicemente che, a parità di altre condizioni, l\'utilità aumenta quanto più aumenta la ricchezza; ovvero, non è influenzata solo dall\'inefficienza relativa del processo di sviluppo – scarto negativo tra “Wt” e “Yt” –, ma anche in maniera positiva dai valori assoluti della prima variabile. “(t)” rappresenta l\'intervallo di tempo considerato.

          La funzione (R.12) fa dipendere quindi l\'utilità e da una misura assoluta, livello di “Wt”, e da una relativa, scarto tra “Wt” e “Yt”, che è un modo per tener conto dello "sforzo" messo in atto al fine di ottenere un certo risultato.
          La regola per calcolare l\'utilità è pertanto esprimibile in questi termini (R.14):

          Ut = Wt – [(Yt – Wt) · Wt / Yt].

          Supponiamo di trovarci in una condizione in cui Wt = 90, e Yt = 100; allora Ut = 81.

          In pratica, si sconta alla ricchezza assoluta una misura di inefficienza – rinvenibile nella distanza tra la quantità di ricchezza teoricamente raggiungibile dato un certo livello di reddito – pesata per l\'inverso della percentuale di inefficienza. Ciò consente alla (R.14) di essere sempre maggiore di zero, come è logico supporre che sia.
          (Per chi apprezza le dimostrazioni matematiche, la conferma della frase appena scritta è la seguente: a – [(b – a) · a/b] = a – [ab/b – a²/b] = a – [a – a²/b] = a – [(ab – a² /b)] = a – [a (b – a)]/ b.
          Dunque è necessario che “a” sia maggiore del secondo termine dell\'equazione, e ciò si dimostra facilmente: a > [a (b – a )]/b = ab > a (b – a) = ab > ab – a² , c.v.d.).

          Con questa ultima variabile spiegata - l\'utilità - siamo pronti a vedere il garfico dell\'andamento economico degli utlmi quaranta anni; la prossima volta.

          Dopo di ché si potranno trarre delle conclusioni, e fare dei ragionamenti.

          Buona giornata!

          A.G.A.

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          • pidi10
            Senior Member
            • Apr 2008
            • 4076

            #50
            Auguri!

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            • Andrea Acquarone
              Junior Member

              • Feb 2011
              • 29

              #51
              Grafico andamento economia ultimi quaranta anni

              Buongiorno a tutti!

              In allegato c\'è il grafico che sintetizza tutti i ragionamenti sin qui svolti, e dipinge la dinamica economica relativa alla ricchezza e all\'utilità, verificatasi negli ultimi quaranta anni.

              Si vedrà un grafico cartesiano sul quale sono riportati in ascisse il reddito medio Y, che come abbiamo visto è rinvenibile nella produzione. In pratica in ascissa è la crescita del PIL.
              In ordinate sono rappresentate la ricchezza W, e l\'utilità U.

              Le varie linee si leggono così:
              A: Wt per valori probabili di Ψ ("ricchezza percepita");
              B: Ut per valori probabili di Ψ ("utilità percepita");
              C: Wt per Ψ = 1 ("richezza reale");
              D: Ut per Ψ =1 (utilità reale").

              I "valori probabili di Ψ" sono quelli vicino allo zero, che abbiamo discusso in un intervento precedente.

              I numeri 1,2,3,4,5 descrivono le diverse situazioni in un anno x, il 2000.

              "1" descrive la situazione dei neoclassici: U = W = Y.

              Gli altri si possono leggere, credo, sulla base delle nozioni a disposizione.

              Quali commenti si possono trarre in prima battuta?

              Intanto, leggendo le linee si vede che, fatto zero l\'anno 1970 - anno di inizio dell\'osservazione - la ricchezza reale sale leggermente fino all\'altro ieri, ma in cambio di uno sforzo - produzione, reddito - maggiore. Ergo:

              1) a parità di reddito (reale, ossia scontando l\'inflazione e il potere d\'acqiusito) si è più poveri di prima; ciò per via del potere economico che è declinato, come abbiamo visto.

              2) a parità di sforzo (reddito - produzione) si è più poveri di prima, perché - sempre per il motivo detto - è oggi necessario più sforzo per ottenere lo stesso risultato di quaranta anni fa.

              La linea dell\'utilità reale dice che essa è andata aumentando lievemente fino alla metà degli anni 1980, per poi iniziare una parabola discendente. I motivi appena espressi nelle due osservazioni danno la ragione di questo andamento, considerando come è strutturata l\'utilità - vedasi la formula (R.14).

              La ricchezza e l\'utilità percepita si mantengono invece, più o meno, in linea con la situazione descritta dai neoclassici, come detto a suo tempo.

              Siccome il grafico abbreaccia una successione temporale, non è solo importanto la "foto" che si può fare in un anno - il 2000 ad esempio - ma il trend. In ciò si constata l\'utilità di visualizzare i concetti in grafico, perché talvolta sono più eloquenti di molte parole.

              Un\'osservazione dinamica potrebbe essere questa: come si vede le linee tendono ad allontanarsi; ciò per un motivo.
              Fin\'ora abbiamo parlato dell\'individuo medio, della persona media, consumatiore medio. Esso è quello che governa l\'economia (in effetti, volendola vedere così, egli è il cosumatore sovrano). Per esso, all\'anno 2000, si era in 2 e 3; poiché non si rende conto del depierimento del potere economico.
              L\'individuo x, invece, ossia una singola persona - non già la persona media, ma una "persona persona" - man mano che accresce la sua coscienza circa i fatti riguardanti il poetere economico (magari anche leggendo questo forum) viene in sostanza penalizzata. Poiché scoprirà di essere in 4 e 5, ossia ben più povera di quanto gli diano a credere - punto 1 - e pure di quanto normalmente si ritenga - punti 2 e 3.
              V\'è quindi, si riscontra, un disincentivo all\'informazione, alla cultura; in una parola - qualla che abbiamo usato sin\'ora - alla coscienza.

              Fintantoché la maggior parte delle persone non si rende conto di essere in 4 e 5 invece che in 2 e 3 non vi potrà essere raddrizzamento delle linee C e D; ma ciò è impossibile che avvenga poiché vi è un disincentivo economico (si è più poveri nel caso ci si renda conto).Ergo, si dimostra che la dinamica è irreversibile, e le linee tenderanno ad allontanarsi sempre più.

              A meno che...di ciò ne parleremo,se avrete interesse.

              Una cosa si può fare, e vorrei discuterne con voi.


              In ultimo, i dati (fonte OCSE per quanto riguarda l\'asse delle ascisse, che è l\'unico che riporta dati quantificabili con certezza) finiscono al 2007, perché in quel\'anno (2008) posi le basi di questo studio. Ci si può dilettare nel supporre come sia andata negli ultimi quattro anni, con la crisi. Questo studio era stato evidentemente concepito prima della crisi, ma mi pare dica cose che oggi si condividono assai più di quattro anni fa.

              Con la presdente abbiamo concluso la parte fondamentale dei ragionamenti.

              Aspetto domande se ci saranno.

              Continuerò ad ogni modo ad intervenire, magari invece che settimanalmente, ebdomedariamente (ogni due settimane).

              Saluti!!!
              File Allegati
              Last edited by Denis Moretto; 06-12-11, 16:04.

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              • Apocalips
                Senior Member

                • May 2011
                • 2630

                #52
                Andrea hai dimenticato l\'allegato !!

                ciao
                ....non si desidera ciò che è facile ottenere (Ovidio)....

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                • Andrea Acquarone
                  Junior Member

                  • Feb 2011
                  • 29

                  #53
                  Ora Denis lo pubblicherà,
                  perché io non posso, può solo l\'amministratore.
                  Lo farà, lo farà.
                  (Chiaro che senza grafico non si capisce niente!).

                  Comment

                  • Ismael
                    Senior Member

                    • Jan 2011
                    • 240

                    #54
                    Sono molto curioso di sapere cosa si potrebbe fare...
                    Personalmente durante il mio periodo di studi mi sono interessato molto a quella parte della teoria che critica l\'utilità economica come indicatore di benessere e il modello economico nel suo genere,
                    Il modello da te descritto (ho letto il tuo libro oltre che gli interventi) è estremamente chiaro ed interessante ma mi risulta difficile trovare una qualsivoglia soluzione.
                    Ritengo infatti che:
                    1.Il modello economico, per inefficiente che sia, rispecchi la natura umana (o meglio la natura umana a livello macro). L\'uomo (se preso nel suo insieme) vive in uno stato di sostanziale inconsapevolezza degli effetti delle proprie azioni oltre il confine dell\'immediato.
                    Il mercato, come fai notare nel testo, "peggiora" ancor più lo stato di inconsapevolezza, fornendo informazioni false (pubblicità).
                    2.L\'uomo cerca la di accrescere la sua conoscenza per la soddisfazione dei suoi bisogni immediati e non per una maggiore consapevolezza delle cose (conoscenza tecnica vs Nosce te ipsum)


                    Tutte le altre soluzioni di cambiamneto radicale dell\'economia "dall\'alto" non sembrano praticabili (quando sono state applicate hanno fatto massacri).

                    Da ciò, secondo me, l\'inevitabile è la crisi ovvero il famoso cambiamneto di paradigma dominante.

                    Complimenti ancora per il tuo lavoro...
                    ciao
                    E' difficile vedere un gatto nero in una stanza buia, specialmente se non c'è.

                    Comment

                    • Andrea Acquarone
                      Junior Member

                      • Feb 2011
                      • 29

                      #55
                      Risposta domanda e prospettiva nuovi interventi

                      Originariamente Scritto da Ismael
                      Sono molto curioso di sapere cosa si potrebbe fare...
                      Personalmente durante il mio periodo di studi mi sono interessato molto a quella parte della teoria che critica l\'utilità economica come indicatore di benessere e il modello economico nel suo genere,
                      Il modello da te descritto (ho letto il tuo libro oltre che gli interventi) è estremamente chiaro ed interessante ma mi risulta difficile trovare una qualsivoglia soluzione.
                      Ritengo infatti che:
                      1.Il modello economico, per inefficiente che sia, rispecchi la natura umana (o meglio la natura umana a livello macro). L\'uomo (se preso nel suo insieme) vive in uno stato di sostanziale inconsapevolezza degli effetti delle proprie azioni oltre il confine dell\'immediato.
                      Il mercato, come fai notare nel testo, "peggiora" ancor più lo stato di inconsapevolezza, fornendo informazioni false (pubblicità).
                      2.L\'uomo cerca la di accrescere la sua conoscenza per la soddisfazione dei suoi bisogni immediati e non per una maggiore consapevolezza delle cose (conoscenza tecnica vs Nosce te ipsum).
                      Tutte le altre soluzioni di cambiamneto radicale dell\'economia "dall\'alto" non sembrano praticabili (quando sono state applicate hanno fatto massacri).
                      Da ciò, secondo me, l\'inevitabile è la crisi ovvero il famoso cambiamneto di paradigma dominante.
                      Sto preparando tutta una seconda serie di interventi, perché mi sono reso conto che un discorso di teoria economica puro, se non è supportato da una solida - seppur basilare - conoscenza di storia della teoria economica risulta forse un po\' insulso, e disancorato dalla realtà. Racconterò come è andata l\'evoluzione del pensiero, per sommi capi, da quando è nata la scienza economica fino ad oggi, e così si potrà giustamente inquadrare il mio apporto, e comprenderne la portata.
                      Il fine poi, e qui arrivo a Ismael, è quello di arrivare alla c.d. teoria applicata (politica economica applicata), sulla base di una teoria che non sia quella ortodossa, che come abbiamo visto non misura il deperimento di ricchezza; ed è imprecisa. Così parleremo di come si può uscire dalla malvagia dinamica.

                      Dunque, per rispondere, intanto voglio dire che il concetto di "utilità" di per sé, io credo, non è né buono né cattivo. E\' uno strumento di analisi: dipende cosa si intende per utilità. Io tutto sommato ho dato una definizione operativa di utilità, non tanto per fare. Per intenderci, in un modo o nell\'altro il risultato dell\'attività economica va misurato, per capire se la direzione porta verso un miglioramento o un peggioramento. Probabilmente si può inventare uno strumento analitico migliore, ma io per ora mi sono fermato qui. Ma ribadisco, un conto è il modello dominante - che in sostanza è erroneo perchè dice che l\'utilità dipende solo dal denaro - e un altro è il concetto di utilità economica, che può essere maggiormente strutturato, e servibile in mancanza d\'altro.

                      Secondo, ossia domanda 1). Il moodello economico si propone, sostanzialmente di "misurare" la bontà o meno di un processo economico. Fa delle assunzioni per descrivere questo qualcosa che poi dovrà misurare; assunzioni che non rispecchiano la "natura umana a livello macro" in quanto suppongono che "l\'uomo (anche preso nel suo insieme) vive in uno stato di sostanziale consapevolezza degli effetti delle proprie azioni oltre il confine dell\'immediato". E\' la c.d. "sovranità del consumatore", che appunto si presta a critiche giustificate, in quanto è un\'assunzione assurda. Il modello rispecchierebbe quindi la natura umana se tenesse conto di quello che dice Ismael - e che io ho tentato di incorporare nel mio studio. Come si sà, negare un problema comporta il non occuparsi per risolverlo.

                      2) L\'osservazione è corretta, e corrobora quanto appena detto. Il "conosci te stesso" è quello che, contro ogni evidenza, la teoria economica suppone che l\'individuo medio abbia conceguito.

                      Poi: "Tutte le altre soluzioni di cambiamneto radicale dell\'economia dall\'alto non sembrano praticabili (quando sono state applicate hanno fatto massacri)". Non ho capito quali "altre", ossia: "oltre a quale"?. Comunque, io prospetterò pian piano una via di uscita che non prevede dirigismo, e non è "dall\'alto". Adesso mi riorganizzo il materiale - perché per questa seconda parte non ne ho di pronto all\'uso, e devo costruirlo - e porterò i ragionamenti verso questa via d\'uscita.
                      Faccio notare; io, nonostante abbia costruito il modello in circa un anno e mezzo, ci ho messo quasi tre anni a capire che nei suoi termini era presente una via d\'uscita teorica verso una condizione e dinamica migliore. Dunque capisco il dubbio. Poco a poco ci arriveremo.
                      Sono molto conteto che a qualcuno siano interessate queste note, e credo che la parte migliore debba ancora venire. Se avete domande fate, io rispondo.
                      Buonagiornata.
                      Alla prossima!

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